Non eri una persona fantastica. Eri Giacinto. 

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C’è un caldo torrido. La mia relazione con il condizionatore sembra ormai essere una delle poche cose stabili della mia vita, oltre a Joy, che non mi molla e dorme sui miei piedi.

Apro i social e resto a fissare un post.

Penso. Ripenso.

Mi alzo e apro le ante del balcone per fumare una sigaretta, nonostante il caldo vento di un’estate che nessuno dimenticherà facilmente.

Penso a quel post.

Forse dovrebbe scendermi una lacrima, ma nella mia mente si attiva una serie interminabile di flashback e, paradossalmente, sorrido.

Dovrei iniziare scrivendo: “Era una persona fantastica…”.

Ma non ci riesco.

Non sarei reale. Non sarei vera. Non sarei la persona che ha conosciuto quando, la notte del 27 maggio, spinta da qualche bicchiere di troppo e dalla stanchezza, lo contattai senza pensarci due volte.

“Era un gran rompi coglioni”.

Sì. Questo è l’inizio giusto per dargli l’ultimo saluto.

Giacinto Avola era un gran rompi coglioni.

Uno di quegli uomini che, nonostante il dolore feroce per la morte del figlio primogenito, non si è fatto abbattere da nulla.

Ero lì il giorno del ritrovamento del corpo di suo figlio. E non dimenticherò mai gli occhi di quella famiglia che, inevitabilmente, è diventata anche la mia.

Non dimenticherò gli occhi chiari, pieni di lacrime e disperazione, di quel padre.

Il volto straziato dal dolore di mamma Rosy.

E lo sguardo perso del figlio minore, Eros.

Ero a fare un aperitivo con degli amici il giorno dell’incidente di Ciccio.

Era una semplice domenica di quelle in cui il sole diventa più caldo e gli amici si ritrovano al mare a cazzeggiare. Quando Ciccio e un amico, chiacchierando lontani dal gruppo, su una scogliera, vengono travolti da un’onda.

Forte. Troppo forte.

L’impatto è frontale e i due giovani riescono a restare in piedi. L’irreparabile avviene al momento della risacca, quando la forza dell’onda li spinge da dietro, facendoli scivolare in acqua.

Francesco resterà in acqua.

Avrà 16 anni per sempre.

Anche pregare sarebbe stato inutile.

Il mare non perdona. Il mare non restituisce vita, ma corpi morti.

E quello di Francesco lo restituì il 27 maggio, due giorni dopo, poco lontano da dove era scivolato.

Io ero sfondata di lavoro e quella sera avevo bisogno di bere qualcosa. Sotto il mio articolo arrivò un commento con un semplice “Grazie”.

Era proprio di Giacinto Avola.

Iniziò così un breve scambio di messaggi privati.

Come ho incontrato Giacinto per la prima volta non lo ricordo più.

Ricordo solo i mille caffè presi insieme.

La sua rabbia, motivata, per aver vissuto un dolore innaturale che nessun genitore dovrebbe mai provare.

Le sue telefonate folli quando decise di creare l’associazione “Gli Angeli” per dare dignità al cimitero. E credetemi: era così rompi coglioni da costringere anche me a pulirne una parte.

Il suo profilo social che, a un certo punto, era diventato un vero muro del pianto.

Fino a quando, una sera, sono andata giù di matto, l’ho chiamato e gli ho urlato:

“Giacinto? Hai rotto i coglioni. Devi vivere per il figlio che ti è rimasto e al quale devi far sentire tutto il tuo amore”.

A Rosy dicevo sempre che, invecchiando, stava diventando ancora più “retico” e lui rideva.

Oggi ad annunciare la sua dipartita è stato proprio Eros, con un messaggio semplice, come semplice è sempre stato il suo splendido sorriso. Il sorriso di un ragazzo che porta dentro il cuore tanto dolore.

E allora no, Giacinto.

Non riesco a scrivere che eri una persona fantastica.

Eri un gran rompi coglioni.

Ma eri anche uno di quelli che, quando entrano nella vita degli altri, lasciano un segno.

E tu il tuo segno lo hai lasciato.

Su di me, sulla tua famiglia, su chi ha conosciuto la tua rabbia, le tue battaglie, le tue telefonate, le tue risate.

E forse è proprio questo che significa non morire davvero.

Restare nei ricordi degli altri.

Nei caffè presi insieme.

Nelle telefonate folli.

Nelle litigate.

Nei “Grazie” scritti sotto un articolo.

E persino in una donna che oggi, davanti al tuo ultimo saluto, invece di piangere si ritrova a sorridere pensando a quanto fossi, irrimediabilmente, un gran rompi coglioni.

Ciao Giacinto.