
“365 giorni”, nel film con Michele Morrone, era una fantasia estrema travestita da storia d’amore: yacht, sguardi torbidi, completi sbottonati strategicamente e quell’aria da “ti rovinerò la vita ma con stile”.
Cinema, certo. Assurdo pure. Ma almeno lì uno sapeva a cosa andava incontro.
Nella vita vera invece no.
Perché oggi il vero thriller non è essere rapite.
È frequentare uno che ti dice “non sono bravo con i sentimenti” come se fosse un ascendente astrologico e non un problema da affrontare in terapia.
Altro che Massimo Torricelli.
Qui al massimo trovi GIANPIRLO, anni da definire, aspetto studiato, libro di Bukowski sul comodino da nove anni e bio Instagram: “troppo vero per questo mondo”.
Tradotto: risponde ai messaggi dopo tre giorni ma guarda tutte le storie entro 4 secondi. E sparano like all’universo femminile non curanti di nulla… ma con la consapevolezza che quel like strategico sia stato messo ad un essere umano capace di respirare.
Ti scrivono “buongiorno principessa”, ti dedicano due canzoni, parlano di connessione mentale, energia, vibrazioni cosmiche… e poi spariscono per 72 ore perché “sto attraversando un periodo complicato”.
Che ormai è la versione emotiva di “il cane mi ha mangiato i compiti”.
E intanto le donne diventano investigatrici private.
Non fanno più dating: fanno intelligence.
Analizzano accessi online, orari, punteggiature, cambi di tono vocali manco fossero profiler dell’FBI.
— “Mi ha mandato il cuore rosso o quello bianco?”
— “Mi ha detto ‘notteee’ con tre e… sarà affetto o tachicardia?”
— “Mi guarda le storie ma non mi scrive.”
Amore, pure io guardo i documentari sui serial killer ma non significa che voglio sposarli. O che ambisca ad essere Jeffrey Dahmer, Ed Gein o la Lorena Bobbitt del caso.
E poi c’è lui. GIANPIRLO.
Quello che “ha paura di legarsi”.
Che casualmente però riesce a legarsi benissimo alle cose inutili che per lui hanno la stessa importanza di quando i fedeli attendono che si sciolga il Sangue di San Gennaro.
Gli uomini moderni ormai hanno più traumi dichiarati che calzini nel cassetto.
Appena chiedi coerenza emotiva ti rispondono come se stessi proponendo un mutuo trentennale:
— “Non so se sono pronto.”
GIANPIRLO, ti ho chiesto un aperitivo, non un figlio e una casa al mare.
E nel frattempo ci hanno convinte che la tossicità sia passione.
Che il caos sia intensità.
Che uno che sparisce, ritorna, ti confonde, ti destabilizza e poi ricompare alle 2:17 scrivendo “mi manchi” sia un uomo profondo.
No.
È semplicemente il Wi-Fi umano: va e viene quando gli pare.
Per questo forse il vero lusso oggi non sono i 365 giorni del film.
Non servono jet privati, ville lussuose o uomini che ti fissano mordendosi il labbro come in un videoclip girato male.
Basterebbero 365 giorni normali.
Di pace mentale.
Di persone coerenti.
Di uomini che non usano il ghosting come linguaggio dell’amore contemporaneo.
365 giorni senza frasi tipo:
— “Mi piaci troppo e questa cosa mi spaventa.”
Che sarebbe anche romantica… se non arrivasse subito prima della sparizione stile testimone protetto.
Perché diciamocelo chiaramente: le donne non vogliono il principe azzurro.
Vorrebbero solo qualcuno che non le faccia sentire in una puntata speciale di “Chi l’ha visto?”.
E allora sì, auguriamoci tutte almeno un anno di passioni vere, di desideri sani, di persone che sappiano restare senza avvelenare tutto.
Un anno senza manipolazioni emotive, senza ambiguità, senza relazioni che sembrano escape room psicologiche.
E se proprio dobbiamo scegliere una fantasia irrealistica… meglio Michele Morrone in camicia sbottonata su uno yacht che l’ennesimo filosofo emotivamente indisponibile che dopo sei mesi di silenzio riappare con: “Ehi… ti ho pensata.”
Sì GIANPIRLO, come l’INPS pensa alle pratiche: con calma e senza urgenza.