
C’è gente che affronta la vita quotidiana come se ogni mattina dovesse aprire gli MTV Awards. Escono di casa per comprare il pane con l’atteggiamento di chi sta per firmare un accordo di pace alle Nazioni Unite. Calma, GIANPIRLO: stai andando al supermercato in tuta macchiata, non stai entrando nella storia della musica. Nessuno è Beyoncé. E soprattutto nessuno è Madonna.
La verità è che la maggior parte di noi vive come una notifica ignorata: sempre presente, raramente gloriosa. Beyoncé attraversa il caos come una nave da guerra dorata; noi attraversiamo il lunedì come un sacchetto di plastica trascinato dal vento sull’autostrada.
Madonna ha passato quarant’anni a reinventarsi come una fenice coperta di Swarovski. Noi cambiamo taglio di capelli e sembriamo un testimone protetto che ha perso la speranza.
Eppure la gente insiste a trattare ogni minima sciocchezza come se fosse una scena madre. C’è chi pubblica una foto del cappuccino con scritto “rinascita”. GIANPIRLO, non sei rinato: hai solo dormito otto ore per la prima volta dal 2019.
Viviamo in un’epoca dove chiunque si sente un documentario Netflix in quattro episodi. Andrea sparisce due giorni da WhatsApp e torna con l’energia di un reduce di guerra spirituale. Tesoro, non eri “in ritiro emotivo”: ti era finita l’offerta dello smatphone.
La maggior parte di noi non è un’aquila mistica che domina la tempesta. Siamo più simili a quei piccioni grassi davanti alla stazione: spaesati, aggressivi senza motivo e sempre a un passo dall’essere investiti da uno scooter.
E questa ossessione di sentirsi iconici in ogni momento è meravigliosamente ridicola. La gente entra in ufficio come un gladiatore romano pronto a conquistare l’impero, poi passa tre ore a spostare un PDF da una cartella all’altra come un criceto amministrativo.
Ci sono persone che trattano il proprio silenzio come se fosse poesia maledetta. No, GIANPIRLA (perché c’è anche la versione maschile di GIANPIRLO, ndr), non sei “enigmatica come Madonna negli anni Novanta”: semplicemente non sai cosa rispondere e speri che l’altro muoia di pazienza.
La realtà è che siamo tutti molto meno leggenda e molto più elettrodomestico difettoso. Beyoncé è una supernova che illumina il cielo. Noi siamo quella lampadina del bagno che lampeggia per mesi mentre diciamo “domani la cambio”.
E va bene così. Perché il mondo sarebbe insopportabile se fossimo tutti diva immortali. Serve anche gente che apre il frigorifero cinque volte sperando che compaia qualcosa di nuovo, che cammina per casa cercando il telefono mentre ce l’ha in mano, che affronta la vita con la stessa grazia di una mozzarella caduta dal sacchetto.
Ed è lì la vera umanità: non nel credersi Madonna, ma nell’accettare serenamente di essere, ogni tanto, un tostapane emotivo con problemi di connessione.