
C’è una categoria umana affascinante quanto una zanzara in camera alle tre del mattino: minuscola, insistente e con un talento soprannaturale per colpirti proprio quando stavi finalmente trovando pace.
Sono quelli che dispensano consigli con l’autorevolezza di un antico oracolo, mentre la loro esistenza, dietro il sipario, assomiglia a un mercatino dell’usato organizzato dopo un terremoto e gestito da persone senza torcia.
Li riconosci subito.
Hanno quella postura da santone del “te lo dico per il tuo bene”, lo sguardo leggermente inclinato, il tono di chi sta per consegnarti una tavola della legge… e poi aprono bocca per regalarti il solito campionario di banalità riciclate.
“Dovresti essere più deciso.”
“Dovresti lasciar correre.”
“Dovresti organizzarti meglio.”
“Dovresti essere meno emotivo.”
“Dovresti semplicemente cambiare prospettiva.”
“Semplicemente.”
Parola meravigliosa, quasi poetica, soprattutto quando pronunciata da chi affronta la propria vita con la strategia di un gatto in tangenziale.
Detto da persone che hanno una relazione sentimentale gestita come una guerra civile con occasionali tregue pubbliche ed annessi selfie vomitati sui social per sbandierare a tutti: “L’amore”… che a confronto il pippone di “Cime Tempestose” ti sembra uno spiraglio di salvezza nella sua perversione.
Le finanze impostate con la filosofia economica del “vediamo che succede”, elegantemente supportata da acquisti impulsivi, ansia cronica e quella nobile tradizione del controllare il conto solo dopo aver già fatto danno.
L’equilibrio emotivo di una sedia pieghevole su una nave in tempesta.
Ma parlano.
Madonna, se parlano.
Con quella sicurezza quasi commovente di chi confonde l’aver letto tre frasi motivazionali su Instagram con l’aver conseguito un master in psicologia applicata alle vite degli altri.
Sono i meccanici che ti spiegano il motore mentre la loro macchina è parcheggiata da anni col cofano aperto e all’interno un animale non identificato che ormai ci paga l’IMU.
Ti parlano di disciplina mentre vivono rincorrendo emergenze create da loro stessi come piromani assunti nei vigili del fuoco.
Ti insegnano comunicazione mentre litigano persino col navigatore:
“Tra 300 metri gira a destra.”
“NON MI DIRE COSA DEVO FARE.”
Ti parlano di maturità emotiva con la stessa credibilità di un bambino col dito nella marmellata che giura di essere lì solo per motivi investigativi.
Ti suggeriscono calma dopo aver avuto un crollo nervoso perché il Wi-Fi andava lento.
Ti spiegano il distacco emotivo e poi due settimane dopo scrivono un messaggio a un ex lungo quanto una tesi di laurea, con allegati emotivi, prove documentali e appendice bibliografica.
E la parte più sublime è quell’aria di compatimento.
Quel piccolo sorriso indulgente.
Quel sopracciglio appena sollevato.
Quella faccia da monaco zen reincarnato.
Come se non li avessi visti tre giorni prima discutere con un operatore del call center come se stessero negoziando la pace nel mondo.
Ma forse è proprio questo il trucco.
Alcune persone non danno consigli per aiutarti.
Li danno come deodorante morale.
Per coprire il persistente odore delle proprie macerie.
Perché affrontare i propri fallimenti richiede autocoscienza.
Richiede silenzio.
Richiede il coraggio brutale di guardarsi allo specchio senza filtri, senza alibi e senza quella comoda narrativa in cui sono sempre gli altri il problema.
Commentare i fallimenti altrui invece richiede solo ossigeno e corde vocali.
E quindi eccoli.
Gli allenatori da tribuna dell’anima.
Quelli che non hanno mai messo piede in campo, ma sanno esattamente come avresti dovuto tirare il rigore, gestire la partita, allenarti meglio e probabilmente anche scegliere i tacchetti.
Persone che non hanno mai fatto pace con i propri errori ma si offrono volontarie per amministrare i tuoi come commissari straordinari del caos.
La verità?
Chi conosce davvero il sapore del fallimento di solito parla meno.
Perché sa quanto pesa raccogliere i cocci.
Sa quanto costa ricominciare.
Sa che certe giornate ti smontano pezzo per pezzo e ti costringono a riassemblarti con viti avanzate e istruzioni mancanti.
Chi è passato davvero attraverso il proprio inferno raramente distribuisce sentenze come volantini al supermercato.
Offre ascolto.
Al massimo una parola gentile.
Perché chi ha raccolto vetri a mani nude difficilmente li usa per tagliare qualcun altro.
Gli altri?
Gli altri continueranno a vendere saggezza in saldo.
Due consigli al prezzo di uno.
Nessun rimborso, nessuna garanzia, danni collaterali inclusi.