Il coraggio di un bacio

Ci hanno insegnato che un bacio è una cosa semplice.

Due persone. Un momento. Le labbra che si incontrano.

Fine della storia.

Eppure, se fosse davvero così semplice, non esisterebbero tutti quei baci mancati che continuano a vivere nella memoria molto più a lungo di quelli dati.

Perché un bacio, in realtà, è una delle cose più rischiose che un essere umano possa fare.

Molto più di quanto sembri.

Prima di un bacio possiamo nasconderci dietro tutto ciò che vogliamo.

Dietro l’ironia. Dietro le battute. Dietro l’intelligenza.

Dietro la sicurezza ostentata.

Dietro il ruolo che abbiamo scelto di interpretare.

Possiamo costruire frasi perfette.

Possiamo controllare ogni parola.

Possiamo persino mentire.

Ma quando arriva il momento di baciare qualcuno, gran parte di quelle difese smette improvvisamente di funzionare.

Per qualche secondo non puoi spiegarti.

Non puoi convincere.

Non puoi correggere il tiro.

Non puoi aggiungere una nota a piè di pagina.

Puoi solo esserci.

Ed è proprio questo che spaventa.

Non il bacio.

L’esposizione.

Perché ogni bacio contiene una domanda silenziosa.

Una domanda che nessuno pronuncia mai ad alta voce.

“Se mi avvicino, tu resterai?”

Forse è per questo che tante persone riescono a flirtare per mesi e poi si bloccano davanti a pochi centimetri di distanza.

Finché il bacio non arriva, tutto è immaginazione.

Tutto è possibilità.

Tutto è protetto.

Nel mondo delle ipotesi nessuno viene rifiutato davvero.

Nessuno perde davvero.

Nessuno si scopre davvero.

Poi arriva quel momento.

E improvvisamente bisogna scegliere.

Restare al sicuro oppure attraversare il ponte.

Perché un bacio è un ponte. Breve. Fragile.

Eppure capace di cambiare completamente il paesaggio.

Ci sono baci che confermano ciò che già sapevamo.

E ci sono baci che distruggono settimane di illusioni in pochi secondi.

Baci che fanno nascere qualcosa.

Baci che chiudono qualcosa.

Baci che arrivano troppo tardi.

Baci che arrivano quando ormai non servono più.

E poi esistono quelli che non arrivano mai.

Quelli sospesi.

Quelli rimasti nell’aria.

Quelli che continuano a vivere in una domanda che ci accompagna negli anni.

“E se l’avessi fatto?”

Perché il tempo ha una strana abitudine.

Cancella molti dettagli.

Ma spesso conserva intatti i gesti che non abbiamo avuto il coraggio di compiere.

Forse perché il rimpianto non nasce sempre dagli errori.

A volte nasce dalle assenze.

Da ciò che non abbiamo detto.

Da ciò che non abbiamo tentato.

Da quei pochi centimetri che non abbiamo attraversato.

E così passano gli anni.

Le persone cambiano.

Le storie finiscono.

Le città si trasformano.

Ma certi baci mai dati restano immobili.

Come porte che nessuno ha avuto il coraggio di aprire.

Per questo credo che un bacio non sia una dimostrazione d’amore.

Non necessariamente.

A volte è semplicemente una dimostrazione di coraggio.

Il coraggio di smettere di immaginare.

Il coraggio di smettere di controllare.

Il coraggio di lasciare che qualcuno veda chi siamo quando non abbiamo più parole dietro cui nasconderci.

E in un mondo pieno di persone che si proteggono continuamente, forse non esiste gesto più audace di questo.