Gianpirlo e Gianpirla: origine e diffusione della specie

Prima di proseguire, è necessaria una precisazione. Gianpirlo e Gianpirla non sono persone. O almeno, non soltanto. Sono una categoria dello spirito. Un fenomeno sociale. Una forma di vita sorprendentemente diffusa che prospera ovunque ci siano esseri umani, problemi complessi e una pericolosa abbondanza di certezze.

Secondo studi rigorosamente inesistenti, il primo Gianpirlo apparve pochi minuti dopo la nascita del secondo essere umano. Il primo stava ancora cercando di capire come accendere un fuoco. Il secondo gli stava già spiegando che lo stava facendo nel modo sbagliato. Da quel momento la specie non ha mai smesso di evolversi e diffondersi. Oggi possiamo trovarla praticamente ovunque: negli uffici, nelle chat di gruppo, alle cene di famiglia, sui social network, nelle sale d’attesa, nei bar e, per ragioni che la scienza non è ancora riuscita a spiegare, in quantità particolarmente abbondanti sotto i post altrui.

Il Gianpirlo comune e la Gianpirla ordinaria possiedono caratteristiche facilmente riconoscibili. La più evidente è la capacità di esprimere opinioni su qualsiasi argomento esistente. Qualsiasi. Non importa che si parli di economia globale, psicologia, educazione dei figli, geopolitica, alimentazione, relazioni sentimentali, medicina o allevamento di alpaca nelle regioni montane del Perù. Loro hanno un’opinione. Sempre. E soprattutto ce l’hanno immediatamente.

Mentre il resto dell’umanità perde tempo leggendo, studiando, approfondendo e verificando le fonti, Gianpirlo e Gianpirla hanno sviluppato un metodo molto più rapido. Saltano direttamente alla conclusione. È un sistema straordinariamente efficiente. Come tutti i sistemi che ignorano completamente la realtà.

La loro sicurezza è affascinante. Gli esperti dubitano. Gli studiosi correggono le proprie teorie. Le persone intelligenti cambiano idea. Gianpirlo e Gianpirla no. Loro avanzano nella vita con la serenità di chi non ha mai incontrato un’incertezza e non ha alcuna intenzione di iniziare adesso. Se i fatti confermano la loro opinione, avevano ragione. Se i fatti la smentiscono, i fatti probabilmente sono stati male interpretati.

Naturalmente il loro habitat preferito è il problema altrui. È lì che danno il meglio di sé. Appena percepiscono una difficoltà nelle vicinanze, si materializzano con la puntualità di una pubblicità durante la scena più interessante di un film.

Hai l’ansia? Rilassati.

Sei triste? Esci di più.

Hai l’insonnia? Dormi.

Hai problemi economici? Guadagna di più.

Hai il cuore spezzato? Voltare pagina.

Hai una crisi esistenziale? Pensare positivo.

Sei depresso? Sorridi.

A questo punto è legittimo chiedersi come mai psicologi, filosofi, medici, terapeuti e ricercatori abbiano perso secoli a studiare il comportamento umano quando tutte le risposte erano evidentemente custodite tra una pausa caffè e una storia su Facebook.

La parte più divertente è che Gianpirlo e Gianpirla non agiscono per cattiveria. Sarebbe quasi più semplice. Agiscono per convinzione. Sono sinceramente persuasi di essere utili. Entrano nelle vite degli altri con l’entusiasmo di chi porta acqua nel deserto e non si accorgono che spesso stanno distribuendo depliant con disegnato un bicchiere.

Osservano i problemi umani come un turista osserva una città dal finestrino di un pullman: per pochi secondi, da lontano e senza la minima intenzione di scendere per capire cosa stia succedendo davvero. Poi formulano una teoria. Una teoria semplice, rassicurante e quasi sempre sbagliata. Ma detta con sufficiente sicurezza da sembrare una rivelazione.

Per Gianpirlo e Gianpirla ogni problema è una vite allentata. Basta stringerla. Ogni relazione in crisi si aggiusta comunicando meglio. Ogni tristezza passa distraendosi. Ogni paura si supera smettendo di averla. Se la realtà si ostina a essere più complicata, il problema è chiaramente della realtà.

La complessità li infastidisce. Le sfumature li stancano. Le spiegazioni articolate li fanno sbadigliare. Amano le frasi brevi, le conclusioni immediate e le soluzioni universali. Hanno trasformato il consiglio non richiesto in una disciplina olimpica e, se esistessero le medaglie per la semplificazione estrema, sarebbero sul podio da anni.

La loro frase preferita è probabilmente: “Secondo me…”

Ed è una frase innocente solo in apparenza. Perché dopo quelle due parole può arrivare qualunque cosa. Una diagnosi psicologica, una strategia economica, una teoria geopolitica o una spiegazione definitiva dell’amore. Tutto elaborato con lo stesso livello di approfondimento con cui si sceglie il gusto del gelato.

Il vero superpotere di Gianpirlo e Gianpirla, però, non è parlare. È non dubitare mai. Il dubbio richiede umiltà. Richiede ascolto. Richiede la possibilità di dire: “Non lo so.” Una frase che per loro è più rara di un unicorno che paga le tasse.

E così continuano il loro pellegrinaggio tra i problemi degli altri, dispensando soluzioni semplici a questioni complicate, distribuendo consigli come volantini del supermercato e raccogliendo la gratitudine che esiste soltanto nella loro immaginazione.

Perché Gianpirlo e Gianpirla sono fatti così. Vedono un naufrago in mezzo alla tempesta e gli spiegano che il modo migliore per non affogare è nuotare. Vedono qualcuno perso nel deserto e suggeriscono di bere di più. Vedono una persona che sta combattendo una battaglia invisibile e le consigliano di non pensarci.

Poi si allontanano soddisfatti, con quel sorriso tipico di chi è convinto di aver salvato il mondo, senza accorgersi di aver lasciato dietro di sé soltanto un’altra opinione travestita da soluzione. 😈